bilancio di genere

Equi-Lab progetta e realizza audit, bilanci di genere e interventi a sostegno delle pari opportunità rivolti alle amministrazioni pubbliche che desiderano valutare le proprie politiche anche in termini di sviluppo inclusivo, integrandone i principi nelle prassi e negli obiettivi di breve, medio e lungo periodo.

Il Bilancio di Genere

Per essere sostenibile, lo sviluppo non può che essere inclusivo. Come può un’amministrazione pubblica assicurare che le scelte di politica economica, fiscale e sociale siano efficaci ed efficienti anche sul piano dell’equità? Come può riuscire ad intercettare  e  soddisfare i bisogni dell’intera  collettività,  senza lasciare nessuno indietro e senza pesare sulle generazioni future,  premesse di tutto l’impianto della crescita sostenibile?

La soluzione è duplice. Sul piano strategico, suggerisce di introdurre il principio della parità di genere come variabile imprescindibile sia nella formulazione degli obiettivi programmatici e degli impegni economico-finanziari, sia nella valutazione degli impatti prodotti sulle condizioni di vita di donne e di uomini.

Sul piano operativo, indica il Bilancio di genere come strumento utile alla declinazione concreta del principio.

“Uno degli aspetti più insidiosi dei processi che producono discriminazione di genere è la loro invisibilità. Il primo passo per affrontare l’ingiustizia implicita nell’ordine corrente è renderlo visibile”. 

Judith Lorber


Gender Budgeting
e Gender Auditing

Costruire (gender budgeting) o rileggere (gender auditing) un bilancio pubblico da una prospettiva di genere e di parità consente infatti di:

  • analizzare come donne e uomini contribuiscano al reddito pubblico e beneficino della spesa pubblica;
  • valutare l’impatto prodotto dalle politiche di bilancio e dal sistema di allocazione delle risorse su donne e uomini, sulle rispettive condizioni di vita e sull’effettiva parità in termini di disponibilità di tempo e denaro e di partecipazione al lavoro remunerato, al lavoro sociale e domestico, ecc.
  • integrare in modo trasversale e sistematico la prospettiva di genere in tutti i settori dell’amministrazione pubblica e in tutte le fasi del ciclo di gestione delle politiche, dalla progettazione all’attuazione, dalla valutazione alla rendicontazione pubblica.

Inoltre, consente di:

  • sensibilizzare i decisori politici e gli amministratori pubblici in merito agli impatti di genere implicati nei bilanci e nelle politiche;
  • sollecitare gli enti pubblici a rendere conto del modo in cui traducono gli impegni verso la parità di genere in scelte politiche e impegni di spesa;
  • orientare bilanci e politiche per promuovere concretamente la parità di genere.

Cosa non è
il bilancio di genere

  • NON è un bilancio specifico per le donne
  • NON prevede di dividere la spesa pubblica in parti uguali tra donne e uomini, perché questo non porta automaticamente a una riduzione delle disuguaglianze
  • NON considera unicamente la dimensione di genere. L’impatto di una politica, che si tratti di sicurezza sociale o di un altro settore, è determinato non solo dal genere, ma anche dal reddito, dall’etnia, dalla disabilità, dall’età e altri fattori
  • NON limita l’analisi dell’impatto della spesa pubblica solo sulle disuguaglianze nell’economia retribuita (ad esempio, reddito, patrimonio, retribuzione e opportunità di lavoro), ma si estende anche ad altre forme di disuguaglianza, ad esempio nel lavoro non retribuito (come il lavoro di cura e domestico), la violenza contro le donne e le ragazze, la partecipazione ai processi decisionali e così via.

Come si redige
un bilancio di genere

Non esiste una metodologia unica per la redazione del bilancio di genere e nel tempo sono stati sviluppati differenti approcci e metodi di analisi, in ragione delle diverse tipologie di enti e delle differenti competenze e funzioni ad essi attribuite.

Tuttavia, sono imprescindibili due elementi.

In primo luogo, occorre una volontà politica chiara e condivisa a ‘monte’, disponibile ad assicurare supporto e risorse adeguate alla conduzione del processo.

In secondo luogo, è necessario collocare l’esercizio in una dinamica circolare e ciclica, in cui, alla fase di analisi di genere del contesto, segua, dapprima,  una fase di valutazione degli impatti delle politiche e degli impegni economici e finanziari e, successivamente, di riorientamento degli stessi attraverso la formulazione di piani d’azione provvisti delle necessarie risorse.

Entrando nel merito del processo, il punto di avvio è generalmente rappresentato dalla rilettura del contesto in ottica di genere, ovvero l’analisi della distribuzione di donne e uomini nei vari settori (economici, produttivi, culturali, formativi) della gestione pubblica, così da valutare se, e in che misura, le une e gli altri partecipino in condizioni di effettiva parità ai distinti ambiti della vita, pubblica e privata.

Segue la rilettura degli impegni programmatici e dei bilanci economici, con l’obiettivo di valutare la congruenza dell’allocazione delle risorse pubbliche rispetto alle condizioni di vita di donne e uomini (efficacia, efficienza) e al principio che impone di assicurare loro pari opportunità (equità). Le tipologie di spesa e di entrate su cui focalizzare l’attenzione possono essere definite all’inizio del processo o   alla luce delle differenze di genere rilevate dopo l’analisi di contesto.

Le due fasi dovrebbero essere propedeutiche ai successivi passaggi, ovvero alla programmazione e alla presentazione dei risultati (rendicontazione), interna all’ente e pubblica.